Mi è tornato alla mente un trafiletto di Stefano Lentati apparso sul primo numero di Wired italiano.
Tre semplici punti:
1. Il sole invia sulla Terra ogno ora circa 400 miliardi di joule. Se questa energia fosse resa disponibile, l'intera popolazione umana impiegherebbe un intero anno per utilizzarla.
2. L'intero fabbisogno elettrico italiano potrebbe essere soddisfatto da una superficie di pannelli fotovoltaici uguale a quella della provincia di Piacenza 2400 kmq (equivalenti ad un quadrato inferiore ai 50 km di lato)
3. Per spegnere la sete di elettricità dell'intero pianeta basterebbero circa 90 mila kmq di pannelli fotovoltaici di ultima generazione, un'area poco più piccola del Portogallo. Lo sviluppo di tecnologie più efficienti potrebbe consentire di ridurre in maniera notevole la superficie necessaria.
In Italia invece si parla di un ritorno al nucleare, con l'ipotetica costruzione di 4 centrali nucleari di terza generazione, presentata come la panacea alla nostra dipendenza dall'estero.
In realtà quattro centrali nucleari coprirebbero circa il 5-7 % del fabbisogno di energia nazionale.
Non abbiamo miniere di uranio , i maggiori produttori sono Australia e Canada, quindi la costruzione di centrali nucleari non ci renderebbe indipendenti dall'estero per l'energia, trasferirebbe soltanto la dipendenza alle fonti fossili all'uranio. Inoltre l’uranio e’ una risorsa naturale in via di esaurimento, esattamente come il petrolio. Per il centro di ricerca australiano Abare e per l’Agenzia internazionale dell’energia (che e’ favorevole all’uso dell’energia nucleare), la domanda mondiale di uranio potra’ essere soddisfatta solo fino al 2030.
Facendo un rapido calcolo, tenendo conto che per costruire una centrale nucleare ci vogliono all'incirca una decina d'anni, se la prima pietra venisse posata oggi (ma il premier ha dichiarato che verrà posata entro la fine del mandato, quindi volendo anche nel 2013), usfruiremmo di energia nucleare solo per 11 anni, dal 2019 al 2030. In un così breve arco di tempo non si riuscirebbe neanche a rientrare dei costi di costruzione delle centrali. Ma anche se non si esaurisse nel 2030, l'uranio comunque diventa sempre più raro e costoso, quindi non avremmo neanche un risparmio sul prezzo dell'energia come paventato.
E poi il tasto più dolente: le scorie radioattive. Dove andranno a finire?
Ma poi non avevamo fatto un referendum abrogativo per il nucleare nel 1987?
Ma poi non avevamo fatto un referendum abrogativo per il nucleare nel 1987?
Comunque non mi preoccuperei più di tanto, questo proposito mi ricorda quello del Ponte sullo stretto...